Intervista ad Andrea De Vitis


Cosa significa oggi essere un artista e un chitarrista?

Il significato dell’arte è sempre lo stesso: è esprimere il proprio mondo interiore, è rievocare emozioni antiche, è raccontare una storia, è creare una simbiosi tra artista e pubblico. 

Negli ultimi anni ha vinto 40 premi in prestigiosi concorsi internazionali. Tra i primi premi si citano: Certamen Internacional “Julian Arcas” di Almerìa, Forum Gitarre Vienna, Budapest International Competition, Concorso Internazionale di Gargnano, Iserlohn International Competition, Kutna Hora Guitar Competition, Concorso Internazionale Città di Mottola. Ottiene altresì il II premio al Concorso “A. Frauchi” di Mosca (I premio non assegnato), al Guitar Foundation of America e due secondi premi (nel 2016 con I non assegnato) al Concorso “M. Pittaluga” di Alessandria.

Per i suoi meriti artistici ha inoltre ricevuto due "Chitarre d'oro" nell'ambito del Convegno Internazionale "Pittaluga" di Alessandria: “Chitarra d’oro per la giovane promessa" (2013) e la "Chitarra d'oro per il miglior cd" (2016).

Cosa significa oggi essere un artista e un chitarrista?

Il significato dell’arte è sempre lo stesso: è esprimere il proprio mondo interiore, è rievocare emozioni antiche, è raccontare una storia, è creare una simbiosi tra artista e pubblico. 

Riuscire a svolgere l’attività artistica come un lavoro è sempre stato un privilegio e lo è ancor di più al giorno d’oggi: il mondo dell’arte (e della musica) è sempre più competitivo e ai giovani musicisti è richiesta dedizione assoluta, supportata da talento e passione e confortata dalla consapevolezza che la musica ripagherà ogni sacrificio.

Essere chitarrista è forse ancora più complesso, data la situazione di parziale isolamento che vive il nostro strumento rispetto al resto mondo musicale: i festival chitarristici, numerosissimi e diffusi in tutto il mondo, sono fondamentali occasioni di confronto, crescita ed arricchimento culturale ma spesso sono frequentati quasi esclusivamente da…chitarristi! Le motivazioni di questa “emarginazione” (che, in parte, si è sempre verificata) sono molteplici: la progressiva crisi della figura professionale del “manager” (che poneva in contatto il musicista con i circuiti del concertismo internazionale), la convenienza organizzativa dei festival chitarristici (in quanto destinati ad un’utenza ben definita e capaci di catalizzare maggiormente l’attenzione del pubblico verso la chitarra). 

A questi motivi si aggiunge la perdurante (ed ingiusta) percezione della chitarra come uno strumento popolare e penalizzato da un repertorio poco colto: pertanto è compito di noi esecutori dimostrare il contrario, portando all’attenzione del pubblico le opere più interessanti e valide scritte per il nostro strumento ed evitando di proporre musiche di facile effetto ma di scarso valore compositivo. 

Devo riconoscere che negli ultimi anni fortunatamente si è diffusa una maggiore consapevolezza del repertorio della chitarra e capita più frequentemente di poter ascoltare, durante un concerto chitarristico, pagine di grande levatura musicale.

Quali sono state le figure più importanti nella tua crescita artistica ed umana ?

Credo fermamente che sia possibile imparare qualcosa da chiunque e sono sempre stato fedele a questo principio durante i miei studi (e anche ora): si possono acquisire nuove conoscenze dagli insegnamenti di grandi maestri ma talvolta sono altrettanto formativi i confronti con amici chitarristi, le e

sperienze cameristiche con altri strumentisti e l'attività didattica (mi capita spesso di apprendere qualcosa da un allievo).

E ho ovviamente ho imparato molto dai miei errori!

Naturalmente sono stati fondamentali per la mia crescita artistica i maestri che mi hanno guidato durante il mio percorso, dagli inizi (Marco Cerroni) agli studi in Conservatorio (Leonardo De Angelis) fino al perfezionamento (Paolo Pegoraro, Adriano Del Sal, Oscar Ghiglia, Arturo Tallini, Frédéric Zigante, Carlo Marchione, Pavel Steidl e altri). 

Essenziale è stato il ruolo della mia famiglia che mi ha supportato e consigliato davanti ai dubbi ed alle scelte che ho affrontato durante la mia crescita artistica e umana.

Quale tra le epoche storiche - musicali senti più vicina? 

Sono sempre stato affascinato dall'infinita tavolozza timbrica della chitarra, che offre all'esecutore la possibilità di dar vita a vere e proprie immagini sonore, di dipingere quadri invisibili.

Per lo stesso motivo, sono molto interessato alla musica del '900, epoca in cui al nostro strumento è stato donato un repertorio di grandissimo rilievo, proprio in quanto la chitarra stessa si è rivelata particolarmente idonea a riprodurre le sonorità misteriose e colorite su cui si è fondata l'estetica musicale del secolo scorso.

La vera natura della chitarra è da ricercare nelle tenebre e bagliori improvvisi dell'Homenaje à Debussy di Manuel de Falla e in tutta la letteratura successiva improntata a quel filone estetico.

La tua attività concertistica ti porta costantemente all’estero osservando e vivendo quindi da vicino la vita artistica e gli investimenti culturali locali . Cosa importeresti nel nostro paese?

Mi piacerebbe importare le capacità organizzative che ho riscontrato in alcuni festival musicali europei (e d'oltre oceano); inoltre debbo a malincuore sottolineare che nel nostro paese il musicista gode di un prestigio nettamente inferiore rispetto a molte altre nazioni e si trova ad operare in un contesto socio-culturale spesso ostile.

Come nasce l’idea del disco “Colloquio con Andres Segovia “ e come ti approcci a questo repertorio?

L'idea di "Colloquio con Andrés Segovia" (DotGuitar 2015) nasce dalla volontà di creare un percorso musicale accostando alcune composizioni che amo, che ho proposto in concerto per anni e che posso definire dei "cavalli di battaglia" ("Sonata omaggio a Boccherini" di Mario Castelnuovo-Tedesco e "Variations sur un theme di Scriabine di Alexandre Tansman) con altri brani che da tempo mi incuriosivano e che ritrovavo spesso sul mio leggìo ("Ballade hommage à Chopin" di Alexandre Tansman e "Colloquio con Andrés Segovia" di Angelo Gilardino).

L'obiettivo è stato ripercorrere diversi aspetti del cosiddetto "repertorio segoviano": da un lato i brani che il maestro andaluso ha adottato come capisaldi del suo repertorio (ad es. la già citata "Sonata" di Castelnuovo-Tedesco), le composizioni nate a partire da una sua esplicita richiesta ("Variations sur un theme de Scriabine" di Tansman) ed alcuni poetici aforismi musicali scaturiti dalla vena creativa dello stesso Segovia ("Estudio sin luz", Preludi e Studi); dall'altro lato si pongono le opere che, pur dedicate al grande maestro spagnolo o frutto di compositori a lui molto legati, non ricevettero l'attenzione che meritavano: si tratta di un "repertorio segoviano" che in realtà Segovia non suonò mai ("Ballade hommage a Chopin" di Tansman, "Caprichos de Goya" di Castelnuovo-Tedesco) e che ha destato l'interesse degli strumentisti solo in tempi piuttosto recenti.

Infine si inseriscono in questo quadro anche composizioni successive che hanno voluto rievocare quella specifica estetica musicale, rivolgendosi con obiettività e spontaneità alla memoria del mondo segoviano ("Colloquio con Andrés Segovia" di Angelo Gilardino).

Cosa ha significato per te ripercorrere un repertorio così importante come quello di Andrés Segovia?

Nell'affrontare questo repertorio ho cercato di tener fede alla mie idee musicali e alla mia identità artistica, evitando di conformarmi pedissequamente agli stilemi interpretativi del grande chitarrista spagnolo, ma tenendo ben stretta la sua Arte nel cuore e nella memoria (sin da giovanissimo ho ascoltato le esecuzioni di Andrés Segovia, rimanendone incantato).

Hai progetti discografici a breve ?

Ho un progetto in cantiere, dedicato stavolta al repertorio ottocentesco. Affronterò le figure di Fernando Sor e Johann Kaspar Mertz con l'intento di mostrare la transizione dall'estetica classica allo stile romantico, evidenziando anche una certa continuità tra i due compositori: l'atmosfera patetica e commossa della Fantaisie Elegiaque non è così lontana dalla bramosia romantica delle opere di Mertz.

Tra i giovani chitarristi una delle sfide più dure è senza ombra di dubbio la preparazione di un concorso. Come organizzi la tua preparazione?

Anche in una situazione alienante come un concorso musicale è fondamentale mantenere la spontaneità e naturalezza dell'esecuzione; dunque, oltre a prepararsi adeguatamente alla performance (ad esempio studiando i brani d'obbligo con un certo anticipo per scongiurare "vuoti di memoria" e mantenendosi "in forma" dal punto di vista tecnico-esecutivo), è essenziale preservare l'entusiasmo e la gioia di suonare, evitando di preoccuparsi del risultato del concorso e non permettendo che l'ansia e lo stress pregiudichino l'interpretazione. Insomma: concentrarsi esclusivamente sulla Musica!

Che consiglio daresti ai giovani chitarristi ?

Il mio suggerimento è di essere curiosi, alimentando la fiamma dell'entusiasmo, che fa da contrappeso al costante impegno verso il perfezionamento.


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  • Release Date

    Novembre 26, 2021
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