Giorgio Mirto


Giorgio Mirto “compositore” è uno che non riesce a scindere il concetto di “fare musica” in suonarla o scriverla . Ha bisogno di tutte e due le cose.

Da anni oramai oltre ad essere un grande chitarrista ti sei affermato nel mondo anche come compositore. Chi è Giorgio Mirto compositore e dove nasce la tua voglia di comporre?

Giorgio Mirto “compositore” è uno che non riesce a scindere il concetto di “fare musica” in suonarla o scriverla . Ha bisogno di tutte e due le cose. 

La mia voglia di scrivere nasce da quando ero ragazzino . Credo che, parallelamente ai miei studi accademici, l'aver creato, tra i banchi di scuola, una band (I Perturbazione, oggi una delle band di maggior rilievo sulla scena nazionale) e averci suonato per alcuni anni sia stato determinante, in quanto, se suoni in un gruppo, la cosa a cui miri è scrivere pezzi tuoi, più che suonare covers. Quell’attitudine mi è sempre rimasta e , quando ho lasciato il gruppo, l'ho trasferita “da un'altra parte”… Ed eccomi qua

Se dovessi descrivere la tua musica ?

Questa è una domanda difficile. In generale preferisco che siano gli altri a descriverla, non credo di essere bravo a farlo io . Tecnicamente, nel mio fare musica, ho deciso di restare ancorato alle radici della tonalità . Non ho mai avuto la necessità di aderire a forme d’avanguardia pur avendone suonata anche parecchia in un lontano passato ho scoperto che non era il mio mondo, non mi ci rispecchiavo , non amo la “concettualità” nell’arte , Mi piace restare legato all'aspetto viscerale ed emozionale dell’arte anche al fatto che dovrebbe  essere “diretta” e saper “parlare” a chi ne fruisce.

Se ciò che faccio non comunica inizio ad accusare me stesso di non esserne stato capace, non accuso l’interlocutore. Inoltre, dover “descrivere” la mia musica è per me difficile in quanto i piani su cui opero sono disparati e apparentemente anche lontani. Scrivo per il mio strumento, ma splitto costantemente su altri generi e formazioni ,dalla musica da camera, alla musica orchestrale, all'opera, alle colonne sonore, al pianoforte (che adoro), al teatro, alle canzoni e al pop.

Questo essere “multiforme” è ciò che mi piace di più del mio “essere musicista”

Come nasce la tua musica?

Dipende....

Nasce dall'osservazione e dall'ascolto di ciò che sta dentro e intorno a me. A volte prende forma dentro la mia testa ,a volte quando metto le mani sulla chitarra o sul pianoforte.In generale nasce da un elemento melodico o armonico o ritmico che esce d’istinto poi entro nella sua gestione e sviluppo

Nelle tue composizioni si avverte una contaminazione globale con diversi stili ed epoche ; quali epoche Ti Hanno maggiormente influenzato?

Sai, viviamo in mezzo alla contaminazione globale, ormai Io penso che in ogni epoca, chi scriveva, creasse un “nuovo” risultante della sommatoria di tutti i “vecchi” che lo avevano preceduto. Quel “nuovo” era destinato a diventare a sua volta un altro capitolo “vecchio” per chi veniva dopo e così via Io faccio lo stesso.

Quello che poi ci guida è ciò che, negli anni di studi e ascolti, ci resta attaccato alle orecchie e al cuore anche a livello subliminale non è sempre un processo così scientificamente cosciente. Quello che mi è rimasto attaccato a orecchie e cuore è un mondo variegato e ricco di sfaccettature, senza barriere di generi o stili. Già da quando ero ragazzo la mia emotività veniva scossa sia da Schubert e Beethoven che dai Police e gli Smiths. Se ti dovessi fare un elenco sarebbe sconfinato e toccherebbe mondi anche molto lontani tra loro ma non li considero lontani se penso che abbiamo la possibilità di andare a trovare il bello e le emozioni un po' ovunque

Ho sempre cercato “un po' ovunque” senza sentirmi obbligato a dover per forza appartenere ad un qualcosa di specifico e negli anni ho trovato tantissime nuove sfaccettature di me stesso ed altre ancora attendono di essere trovate

Per quale organico prediligi comporre? 

Dipende dalle situazioni e dal contesto per cui scrivo ma sicuramente ti posso dire che tra i miei preferiti in assoluto ci sono il pianoforte e gli archi.

Il pianoforte consente di poter spaziare a livello armonico e dinamico un po' ovunque.Ho dedicato molte pagine a questo strumento: una serie di brani poi confluiti in un CD (Outside the window, music for piano solo) e due colonne sonore per il teatro. Gli archi perchè hanno una capacità espressiva ed una duttilità incomparabili, recentemente sto lavorando, nello specifico, moltissimo con violoncelli e contrabbassi ma soprattutto con il violoncello: sicuramente, tra gli archi, lo strumento che preferisco

Recentemente stai lavorando anche nel mondo Pop con i Moderni , come concili i diversi stili compostitivi? 

Sai, come ti ho detto, amo spaziare e per me il fare musica non ha barriere. Nell’ambito “pop” collaboro con i Moderni ed altri artisti . Non mi pongo mai nella condizione di dover “conciliare” ma mi calo semplicemente in una dimensione diversa, in cui automaticamente avviene quella che tu chiami “conciliazione” , è più una questione di “destinazione d'uso”

Dopodichè, che scriva per un piano trio, per una colonna sonora, per un gruppo pop, o per qualsiasi altra cosa, credo di essere sempre “io”


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    Novembre 26, 2021
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